13 maggio 2012

Chiarimenti e ringraziamenti

Debbo la presenza di alcuni miei scritti e disegni a Sonia Ognibene del blog "La locanda in mezzo alla brughiera" che mi ha spinto a creare questo blog.
Non so adoperare computer, cellulare e niente di simile: ahimè, non ne sento ancora la colpa.
Sonia è una persona speciale alla quale non so dire di no; scrive a sua volta e non è chiusa in sé, come spesso succede alle persone colpite dalla grazia della bontà  e della profondità. Ed è tramite lei, sulle ali di questo tanto vanaglorioso quanto pratico strumento telematico, che faccio quel che posso, cioè poco, quel che credo appena degno.
Nel cassetto o sulle pareti della mia casa i miei scritti e le mie pitture non avrebbero certo ubicazione più degna. Ciò capisco anche da me, sforzandomi.

03 maggio 2012

Siderei velieri pirata navigano

Vento finalmente che stacchi il mai annodato
il mala pena pendente.
Suoni d'ululato viaggiante.
Fessure scopri là dove credevan blindata
la dimora del ratto.
Percuotere stracci e bandiere è urbano saluto
lanciato alle cose, vento che affranchi l'irradicato
dalle ubique mascelle dell'ora e del metro.
A festa, allorché il tuo passaggio
spazzi dinieghi d'ascolto,
come bianchi neri cavalli
lanciati verso meta imprecisa,
nubi escono entrano nella reggia del cielo,
tutto variando all'intorno,
sentore d'argento gabbia di piombo.
No, non sei lo scapigliato nunzio
che lascia il trovato.
Sei, vento, quel colpo di dado che scorda
obbedienza e rivolta. Fiato traverso.
Monti mari ti pregano ai piedi.
In voltaile conchiglia
affonda l'udito: siderei velieri pirata
navigano.

13 aprile 2012

Troppo giovane figlia parola

Più dici men sei creduto e ti credi.
Avanzi e arretri in picareschi galoppi;
polvere alza le reni; orizzonte asseti.
Rulli su fianchi d'immaginoso coraggio;
pingi volti, trame merlate o sfatte:
l'elastico del tuo estro minato
s'affina tirato all'esterno,
schiocca rinfuso lasciato all'interno.
Con mela in mano,
come sfera d'ambrosia e cristallo,
rimi, conteggi, sbucci polpa del frutto
mai colto. Predici, sentenzi, raziocini
di dritto e rovescio. Cherubino è là ancora
a vietar quell'ingresso.
Più dici più sembra aver morte
quanto sai e sei.
Che viva lo zero del verbo soltanto?
Approssima al vero silenzio sincero?
Troppo giovane figlia parola.


PS  Dover resuscitare a ogni giro di frase.

05 marzo 2012

Oro / Gold


cm 80x50

Come dirti

Sul muro del giardino,
tra pietre chissà da quanto
intonata a lieto domicilio,
srotola le sue ore, sotto caldi
barbagli di sole, una comune
lucertola, sola, forse, oppure
in compagnia.
Miniato rettile fuggi alle mie
parche uscite e non guardi
che al botto della vecchia porta in basso
per rinserrarti ogni volta nel buio
di qualcosa.
Come dirti l'ospitalità
che a millenario, sapiente
pellegrino devo in dono?

16 febbraio 2012

Vegetale / Plant

Fuoco / Fire

Fuoco, inabitato elemento.
Raschi fino a scomparsa forme e colori.
Sbattezzi. Spazzi incagli, ammicchi di senso e
non senso.
Radi quanto cono o gambo d'ombra
intorvi.
L'invisibile rinfrescato
conservi in tua mano.
Sulle punte stacchi da terra.
Boato di luce.
A fianco struggenti deserti.
Vita soffiata sull'azzurro del cielo
che alla scorza di turno
sprangherebbe le porte.
Dopo il tuo pasto benedetto,
cinerea polvere come manto
di nitore sul tutto.

23 gennaio 2012

Lago

Il lago è mare seduto
su d’un piccolo sgabello,
ai suoi simili chiuso
fermo stretto per misura propria.
A zonzo sul piatto argento
vanno battelli come bolle d’aria,
ebbri di deboli correnti
solcanti arricciate scie
di schiume rase.
Governo è del perimetro avaro
Flutti non scorazzano a scompiglio;
qualcuno rema e scorre rapido
alla sponda giunto ribatterà sull’altra.
Sullo sgabello scruta composto
gli occhi dentro orbite di pendolo,
non lo droga né aizza il vento
pioggia par che gratti la sua accidia.
Azzurro fuso a brace inoperosa
è  l’ostile colore che riveste.
Se azzarda corsa è in sogno
In mal taciute sagre d’oltremare.
Allorché troppo vanti e strilli
l’alta diga che lo serra
ecco alfine catartica tragedia
nera acme d’ambra avita.
Né sonno né torpore amico
han sovente coperte le spalle,
un chiodo lungo un’oscura pressura
scardina il risveglio ogni giaciglio.
Al pescatore che v’entra fermo
affluiscono acque non sempre differenti.
Come dire,
è possibile nello stesso
entrar più volte.

20 gennaio 2012

Barca

Vagola
eppur sembra ferma
tanto minimo è il punto
che è.
S’avvia ad un lembo;
a rubar vento
che sospesa la porti;
a saper dell’altro?
(se non sa forse non saprà).
Ovunque si spinga Egli l’attende:
chi fuggi sempre
troverai per primo;
chi cerchi
sotto s’ammanta.
Incava le vele
ed è incisa di bianco
la lastra cerulea:
scia d’orme frugali.
Fianchi lignei
danzano accorti.
Ammaina
e nessun zitto motore
tedio proibisce.
Fianchi lignei
ora
ascoltano sbronzi.
Àncora è macigno
che imbosca partendo,
macigno
che tuffa restando.
Abbatti la porta
eppur sei di casa
morte.
Solo la Via a Sé conduce
e a tutto guida.
L’attesa
è del Padre
che inizio
diede.

17 gennaio 2012

Fiume / River

Maturi in bianche contrade
su palafitte d’intonsa roccia,
caschi per rialzar chi è in basso,
centrato il piano scorri
e hai un letto tanto paion
certi i sogni che in groppa
vai portando.
Nel tuo andazzo quotidiano,
lontani il culmine sinistro
il giorno senza eguale,
procedi d’altri sensi sgravato.
Ti sono carico tronchi
carcasse nate vive su questa terra
corpi più non aventi presa,
che indietro tornar non potranno.
Ogni cosa con te nuota
procede
avanza per crespi luccichii.
L’inverso moto
è  improprio al tuo cammino.
Laccio snodato
dal canto bisbiglio di serpe
color lontano
che va.
Il mare è dentro
e lontano.
Nel mare te stesso sbattezzi.
Bianca contrada
ritorni.

21 dicembre 2011

Mare / Sea

Sei mondo 
il ricordarlo stride.
Il fiume a lungo pellegrina
alfine s’allaccia a te slegato.
Desti al sole i monti;
nel fondo sei la notte delle notti.
Dal pulviscolo animale al capidoglio,
dal nero primordiale ai colori ultimi
forti più d’ogni fantasia,
hai tutto e sei uno,
cangiante impero
che bagni nell’aurora l’orizzonte
e a notte par che avanzi
su strascico lunare.
Fissarti è lasciare questo porto:
gesso le membra partono lontane
affoga l’udito nel tuo suono levigato
lo sguardo nulla palpa attorno.
Son con me ora il respiro
la pace di chi avanti
ha misura umana
men che di lombrico.
Un naufrago in lontananza!
Il pensier mio
in urlo già
d’ormeggio.


03 dicembre 2011

Monte / Mountain

Respiri all'impiedi
in zimarra di rughe
e non parli
che lontani silenzi,
voci d'aria
che mai commisero parola.
In cuore ai tuoi profili immacolati
veli non cadono,
appassiscono nevi
in rinascite d'acqua vergine,
che in basso ora s'appresta segnata
dono più alto
cacciato di frodo.
A sera sei calice blu.
In te abbassa ciglia il sole.
A diramar stelle
attorno ai tuoi netti contorni
ecco dilagare (stormo di soffi)
frugale pace
vermiglio sonno
al sole mai dato.
Pescato l'insonne
tu monte sei faro alla luna.
Nulla frange sul tuo cuor di roccia:
la valle ti prega,
le nubi son grumi perlacei
che osservi arrivare
e che lieto uguale
osservi partire.
Non un disegno dai loro in serbo,
il farlo è umano soltanto.
Ad altezza di ventre
si spinge dorato il bosco:
l'ancor transitato scalino terrestre.
Apri mani
verde velluto
al silente banchetto
di greggi e pastori.
All'aquila privilegio
dai del bacio.

22 novembre 2011

Cipresso / Cypress


Se quercia del vasto abbraccio
di faville merlettate sei regina,
candelabro dai mille bracci rampicanti;
cipresso del nero vertical distacco
volto a trapassar aerei strati
sei re, dardo stretto a sé per altro.
Marziale goccia sospesa sull’uscio dell’arrivo
un sospirare uno dal bagnar terra e discesa.
Monaco delle conifere.
Retto su gamba (cute elefantata).
Orante al limitar del vuoto
insieme a chiusura d’ornamento
e  dolo; attorno richiami assenti,
 sopramarino cimitero d’oro.
Quel verde bruno che ti staglia
mai decade: al suolo son da sempre
sconosciuti abbandoni che non spargi.
Massa vegetale rattieni all’asse verticale
che in due ti taglia: spazio dell’esterno
è  quello interno, il tempo parimenti
mai scolora né accalora la tua veste sola.
Cipresso, albero come pochi puntato
e  puntuto, dimmi, dove alzare
il basso sguardo a seguire l’immaginaria
direzione del tuo slancio?
Sul cielo di questo grigio,
di quell’azzurro?
Sopra,
più in alto ancora,
sin a rovesciamento?


11 novembre 2011

Suggestioni...


"Gambi"
olio, acquerello, sabbia
cm 34 x 49




"Risalita"
acquerello
cm 34 x 49


"Analfabetiere"

30 ottobre 2011

Punte 2/ Tips 2


Olio su tavola

Ombra/Shadow

                                                          
                                Neghi luce per la quale, non nera,
                        ma di un velo incolore, caldo minore,
                        sei al mondo fin dall’era del sole.
                        Segnata a star dietro alle cose,
                        a spingerle fuori come fossero vere,
                        allungare scorciare per indotta ragione,
                        tu, ombra, devi,
                        altra non v’è soluzione.
                        Su obliqua calata paterna,
                        testa dall’oggetto netta separi;
                        suprema salita, nell’oggetto rinserri:
                        canti nel mezzogiorno scandito canto beato
                        di luce su luce.
                        Nel mare deserto, ombra,
                        non sei appesa che al vento,
                        ma a notte,
                        tra tremori del piatto,
                        luna butta tronco d’argento:
                        su scia diamantata
                        passi
                        e par che rovesci, allora,
                        lo scuro nel chiaro.

27 ottobre 2011

Croce 6/Cross 6

Quercia/Oak

                                   A non dimenticabile possanza
                        l’esister tuo è a norma evocato.
                        Nome femminile, non è un caso,
                        a battezzarti da radice
                        a ramo: quercia, albero amato.
                        Su strade di campagna lastricate a ghiaia
                        libero (non pedinato) tra segreti tuoi sperduto
                        spoglio di giudizio e storia e sparo
                        fermo ho contemplato.
                        Chioma, nube di fini fonde verdi foglie,
                        alzi all’aria,
                        l’astruso cielo a setacciare; se razza sei
                        che nell’autunno scolora e smagra
                        ecco orchestrata grafia di rami viaggiatori
                        arrampicare vuoti, coronar lisce trasparenze
                        gotiche vetrate al tronco infitte.
                        Ogni ramo in fuga (ramo liberato)
                        in scala è gemello
                        al ramo da cui fugge (ramo liberatore).
                        Di così incestuoso viluppo dunque
                        una soltanto parrebbe la chiave:
                        una mandata e l’equivalente 
                        a spiral ritorna a spiral diparte.
                        Del frutto anche non fai risparmio
                        ligneo marmo dal sentinellar titano.
                        Nell’humus spandi, quando non son nettare
                        per molossi, perle opache, gingilli levigati
                        in capo corrugata grana elmo minio.
                        A provar radici attorte
                        sorelle al fondo
                        su mozzi cigli inospitali
                        inclini la tua fronte,
                        a contar bacche e more,
                        a visitar l’umane ore.
                        Ma dal basso (universal copione)
                        insidia sale: edere unghiate
                        coron di spine
                        ti negheranno il sole.