03 maggio 2012

Siderei velieri pirata navigano

Vento finalmente che stacchi il mai annodato
il mala pena pendente.
Suoni d'ululato viaggiante.
Fessure scopri là dove credevan blindata
la dimora del ratto.
Percuotere stracci e bandiere è urbano saluto
lanciato alle cose, vento che affranchi l'irradicato
dalle ubique mascelle dell'ora e del metro.
A festa, allorché il tuo passaggio
spazzi dinieghi d'ascolto,
come bianchi neri cavalli
lanciati verso meta imprecisa,
nubi escono entrano nella reggia del cielo,
tutto variando all'intorno,
sentore d'argento gabbia di piombo.
No, non sei lo scapigliato nunzio
che lascia il trovato.
Sei, vento, quel colpo di dado che scorda
obbedienza e rivolta. Fiato traverso.
Monti mari ti pregano ai piedi.
In volatile conchiglia
affonda l'udito: siderei velieri pirata
navigano.

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